Cerchio della Gioia dal vivo - ancora 10 posti - Marche

Una collana di perle dal dolore

Quattordici anni fa mi sentivo una diga crollata. Da quel posto ho imparato che quanto più dolore si è capaci di vivere, tanta più gioia si riesce a contenere. Il Cerchio della Gioia nasce anche da qui.

Lucia Berdini

3/18/20263 min leggere

A 23 anni Noa era nella mia pancia. Non ero pronta... ma poi alla fine non si è mai pronti e, quando ho capito davvero che sarei diventata mamma, ci ho messo un secondo a scegliere che sí, volevo esserlo.

La gravidanza l'ho vissuta quasi del tutto da sola. Supportata da un gruppo di donne meravigliose... mia madre e Antonella in particolare. Ero ridotta in polvere. Urlavo nel bosco per non farmi sentire, piangevo buttata tra le foglie. Ogni volta che sentivo il rumore di una certa auto mi affacciavo sperando di vedere una persona soltanto. Mesi difficilissimi. E allo stesso tempo profondissimi.

Antonella mi aveva accolto nella sua casa tra i monti umbri, si è presa cura di me e durante i giorni più sofferti, mi diede in mano un libro che mi disse avrebbe potuto aiutarmi. Si chiamava "Il paese delle donne" di Yang Erche Namu. Quel libro mi ha salvato la vita. Mi sentivo sola, abbandonata e quel libro riuscì miracolosamente a strapparmi dalla visione vittimistica in cui ero finita.

Raccontava la storia dei Moso, un popolo della Cina sudoccidentale, tra lo Yunnan e il Tibet, sulle sponde di un lago a 2700 metri su livello del mare. L'ultima società matriarcale al mondo. Presso i Moso (alcuni li chiamano Mosuo) è la madre a reggere la casa, a trasmettere il cognome, a tenere il centro. Gli uomini partecipano alla vita del villaggio ma la custodia, la continuità, l'identità del clan passano attraverso le donne. I figli appartengono alla madre. La parola "padre", in senso occidentale, quasi non esiste.

Se c'era una popolazione intera in cui le madri si sostenevano l'un l'altra e vivevano senza i mariti e i padri dei propri figli forse io potevo sopravvivere... ho cominciato a crederci. Ho iniziato a capire che era un dolore legato a un'identità culturale più che un dolore reale in senso stretto e piano piano iniziò a sciogliersi in una comprensione più vasta.

Poi il ritiro di Vipassana, nel centro Dhamma Atala - vissuto all'ottavo mese di gravidanza - mi rimise completamente in sesto. Arrivai al parto che mi sentivo una leonessa. Accompagnta da Antonella, mia madre e Pinuccia, l'ostetrica che mi aveva seguito per tutta la gravidanza.

Toccare un certo tipo di dolore chiede una resa. Quel tipo di resa, una volta abbracciata, non la si perde più. E sono certa che quanto più dolore si è capaci di vivere, tanta più gioia si riesce a contenere. E quel contenitore che era diventato così vasto io avevo davvero voglio di riempirlo... ci ho messo del tempo ma alla fine quella visione vittimistica sono riuscita ad abbandonarla ed è stata una vera benedizione.

Scrivo questo mentre passeggio. Sono passati quasi 14 anni da queste foto scattate da Barbara. Mi sentivo inadatta anche a quelle ma ora le guardo con tenerezza e gioia, vedo quanto ero bella anche se mi sentivo una diga crollata. Dopo tutto, tutto è stato perfetto, meravigliosamente doloroso e cangiante.

Con tutto il dolore che ha continuato a emergere dalla vita, sono riuscita a farci una collana di perle. E oltre alle donne che citavo sopra, l'uscita da questo maremoto (che in realtà ha continuato a trasformarsi e portare le sue ondate) la devo a una persona. Si chiama Bruno Lomele, e mentre lo scrivo mi scendono le lacrime. Non potete immaginare cosa abbia significato per me la sua presenza e il suo sostegno negli anni. Lo seguo dal 2018, per tre anni tutte le settimane è stato il mio sostegno, la mia guida nel cambiare le mie mappe e con quelle visitare il territorio, la vita.

Quegli insegnamenti continuo ad approfondirli ancora oggi nel corso di formazione che sta tenendo e una parte di queste mappe saranno la spina dorsale del Cerchio della Gioia.

Giocheremo, rideremo, trasformeremo insieme i nostri contenitori che hanno accolto tanto dolore e li riempiremo con musica, danze, risate, respiro e ascolto.

Dal 19 al 21 Giugno, in provincia di Pesaro Urbino, in un posto incantato.

Tutte le parti di te sono benvenute.

Dal 19 al 21 Giugno, a Sant'Ippolito, in un posto incantato nelle Marche